Mi sono stufato del politicamente corretto. Politically correct: stop please!

L’espressione politicamente corretto (traduzione letterale dell’inglese politically correct) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l’offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect).

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Mi sono stufato del politicamente corretto, non lo posso più sopportare. Posso capire che abbia avuto e abbia ancora più di una ragion d’essere e che si debba evitare di diffondere i pregiudizi, ma siamo andati troppo oltre. Non si può dire che uno spacciatore è un farabutto, che un rom è un ladro quando ruba, che un terrorista è musulmano nemmeno quando queste cose sono vere, per paura che si offendano gli spacciatore, i rom e i musulmani. Capisco che si debba evitare di far passare il concetto che tutti i gli spacciatori, i rom e i musulmani – sono solo esempi potrei farne altri – rientrino in certe categorie, ma a forza di negare la verità stiamo arrivando alla conclusione che gli unici a cui si possa eventualmente imputare qualche colpa siano i maschi, europei – meglio se italiani – eterosessuali, e preferibilmente tra quelli che si alzano alla mattina alle sei per andare a lavorare e non chiedono niente a nessuno. Davvero non riesco più a sopportare il politicamente corretto a tutti i costi.

Questa può essere un’idea, a volte anche condivisibile.

Il “politicamente corretto” è stucchevole, non ci sono dubbi. Ma bisogna evitare l’errore opposto: quello dell’originalità a tutti i costi,  il compiacimento dell’insensibilità e il gusto della provocazione fine a se stessa. In questi anni è una tentazione per molti, di qualunque età, soprattuto sui Social Network.  Qualche incosciente si è convinto che maleducazione = sincerità,  arroganza = coraggio, chiusura mentale = orgoglio. Il risultato? Magari si fa notare subito. Ma, presto, la scorciatoia conduce a una strada chiusa: quella dove bivaccano oggi alcuni, anzi molti, convinti di essere il sale della terra perché vengono ritwittati o aizzati da altri come loro. In questo vicolo cieco lo spazio è condiviso con l’odio, la disinformazione, la rabbia e spesso la violenza, non solo da tastiera.

Torniamo al politicamente corretto allora?Forse, sdoganare l’uso delle categorie sociali può aiutarci a smetterla di identificare un comportamento con una determinata caratteristica fisica o antropologica. Ma siamo veramente capaci di farlo? O è più facile pensare che tutti i Musulmani sono terroristi, i rom sono tutti ladri e le donne che usano gonne corte tutte troie?

politically-correct

Follow in English

The politically correct expression designates a line of opinion and a social attitude of extreme caution to the general respect, especially in avoiding offense towards certain categories of people. Any idea or deregulation more or less open to that address appears, on the other hand, politically incorrect.

I got bored of politically correct, I can not stand it anymore. I can understand that he has had and has more than one reason for being and that we should avoid spreading the prejudices, but we went too far. It can not be said that a drug dealer is a scumbag, that a Roma is a thief when he steals, that a terrorist is Muslim even when these things are true, fearing that they hurt the soldiers, the Roma, and the Muslims. I understand that the idea that all the drug dealers, the Roma and the Muslims – only examples I might have to do others – should be avoided in some categories, but to deny the truth we are coming to the conclusion that the only ones to whom It is possible to blame the males, Europeans – preferably Italians – heterosexuals, and preferably those who get up in the morning at six to go to work and ask nothing to anyone. I really can not bear the politically correct at all costs.

This can be an idea, sometimes even shared.

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The “politically correct” is cuddly, there are no doubts. But the opposite error must be avoided: that of originality at all cost, the satisfaction of insensibility and the taste of provocation ending in itself. Over the years, it is a temptation for many, of all ages, especially in the Social Network. Some unconscious convinced that rudeness = sincerity, arrogance = courage, mental closure = pride. The result? Maybe you notice it right away. But soon, the shortcut leads to a closed road: the one where today some are bivouaced, indeed many, convinced to be the salt of the earth because they are retarded or altered by others like them. In this blind alley space is shared with hatred, misinformation, anger, and often violence, not just by keyboard.

Do we go back to the politically correct then? Maybe, unlocking the use of social categories can help us stop it from identifying behavior with a particular physical or anthropological feature. But are we really capable of doing it? Or is it easier to think that all Muslims are terrorists, are the rom all thieves and women wearing short skirts all sluts?

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