Ciao mamma, mi sono fatto il carrarmato.

Il bello del mondo è sicuramente dato dalla sua varietà. Non possiamo dissentire da questo antico modo di dire. Ve lo immaginate un mondo pieno di gente tutta uguale? Tutti con lo stesso pensiero, lo stesso modo di vestire o di passare il tempo? Di questa varietà, però, qualcuno non sembra accontentarsi e prova a variegare ulteriormente quello che già variegato è: 24 secessionisti arrestati in Veneto, sequestrato anche un carrarmato artigianale. Si perché questi 24 ragazzoni, non contenti della situazione politica del proprio territorio, avevano pensato di cambiare le cose. Ci avevano provato con un referendum abusivo, ma avevano fatto un buco nell’acqua. Forse hanno pensato che, minacciati da un tank costruito sulla base di un trattore a mo’ di A-Team, (vi ricordate quando nel telefilm i quattro membri del gruppo venivano rinchiusi in un garage con una bicicletta, due chiodi e un po’ di spago e uscivano con una macchina da guerra che farebbe invidia a Batman??) i Veneti contrari e gli Italiani avrebbero cambiato idea e concesso l’indipendenza al Veneto. Si sarebbe ricostituita la Serenissima Repubblica di Venezia. Prima di puntare il dito, riflettiamo. Chi di noi, almeno una volta, non ha pensato che la proprio Regione, Provincia o perfino Città avrebbe dovuto dividersi dall’Italia per essere indipendente? Chi di noi, almeno una volta, non si è sentito schiacciato e colpito dallo Stato Italiano che spesso e volentieri è un problema per la vita dei suoi cittadini invece che un’opportunità? Diciamocela tutta, da Lampedusa a Bolzano, l’Italia è un insieme di divisioni e malumori tenuti insieme più dalla convenienza generale che da altro. Siamo uno stato che ha fatto del proprio campanile la ragione di vita, meglio ancora se a discapito del campanile del paese vicino, spesso del quartiere accanto. In una situazione del genere, non ci dovrebbe meravigliare più di tanto quello che è successo in Veneto. Sarebbe potuto succede anche a Catania, a Napoli, ad Aosta o Bolzano. L’Italia è la figlia prediletta del compromesso. Il compromesso storico, quello politico, quello sociale e perfino quello religioso. E noi, Italiani e figli del compromesso a nostra volta, che vogliamo fare? Ognuno di noi ha un motivo per lamentarsi di questa Italia. Io mi lamento per come ne è stata scritta la storia, tu perché paghi più tasse di quello che guadagni, lui perché non ha un contratto a tempo indeterminato, lei perché non c’è un spazio dove portare il cane a fare i propri bisogni. Fino a quando il nostro campanile varrà più di quello dell’altro, questa Italia non cambierà mai. Dopo la Seconda Guerra Mondiale non avevamo nulla e siamo ripartiti, ci siamo rialzati e abbiamo iniziato a correre. Ora siamo messi molto meglio di allora, ma non riusciamo a ripartire, a rialzarci, correre. Ogni tanto qualcuno impazzisce e finisce sui giornali o in carcere, per fortuna. Dovremmo pensare tutti insieme al nostro Stato, dovremmo pensare che se stanno meglio a Vibo Valentia ne guadagna anche Treviso, se riparte Genova migliora anche Taranto. Ma questo può succedere solo se la smettiamo di pensare al nostro campanile. Se invece ci pensiamo troppo, cominceremo anche a pensare come difenderlo e come isolarlo dagli altri. Dalle idee alle mazze, dalle mazze alle pistole, dalle pistole ai carrarmati. Abbiamo il dovere di fare gli Italiani, nel 2014, non basta solo l’Italia.

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