La primavera venezuelana non ci interessa.

 Quello che sta succedendo in Venezuela, non ci interessa. Non ci interessa? Ma cosa sta succedendo in Venezuela? Non essendo li, se vogliamo informarci, dobbiamo fidarci della stampa, della televisione, di internet. Facendo un giro tra le fonti, tra le foto, tra i video su youtube e i post sui blog, possiamo renderci conto di quello che sta succedendo. C’è un gran casino. Da una parte c’è il Presidente Nicolas Maduro, dall’altra c’è l’opposizione politica al suo governo. Poi ci sono gli studenti, i movimenti studenteschi, i ragazzi e le ragazze di Caracas e San Cristobal. Si perché in realtà, leggendo un po’ di articoli e guardando i video, oltre le fazioni ufficialmente in contrasto, cioè quella pro Maduro e quella contro, ci sono gli studenti che fanno fazione a se. Hanno messo su un movimento di protesta che è sceso in strada all’inizio di febbraio e ci è rimasto. Ci è rimasto nonostante trenta morti e centinaia di ragazzi arrestati. Ci è rimasto nonostante la dura repressione da parte del Governo del Presidente che ha preso in mano il paese dopo la morte di Chavez. In strada e nelle piazze ogni giorno centinaia di ragazzi gridano e lottano, ma per cosa? Il coordinamento delle organizzazioni studentesche ha provato a mettere nero su bianco le richieste per il Presidente Maduro. Sei punti, di cui quattro però sono strettamente collegati alle proteste e agli scontri di questi mesi: gli studenti chiedono la liberazione di tutte le persone arrestate, la fine delle torture, delle violazioni dei diritti umani, la fine delle intimidazioni e della criminalizzazione della protesta, il disarmo delle bande che, spacciandosi per gruppi di quartiere, terrorizzano le città. Gli ultimi due punti sono, invece, centrati sulla crisi economica, politica e sociale che attanaglia il paese: il rinnovo del potere pubblico attraverso elezioni libere e democratiche e il termine della censura sull’informazione. La cosa incredibile e normale allo stesso tempo è che gli studenti e i ragazzi scesi in piazza hanno accusato l’opposizione a Maduro di non aver fatto abbastanza per contrastarlo e che quindi, adesso, spetta a loro, attraverso le proteste e i cortei, ribadire il no al Governo del Presidente.Il leader dell’opposizione politica, Leopoldo Lopez, il 18 Febbraio, si è consegnato alla guardia nazionale perché accusato di incitazione alla violenza e il 16 marzo, Maduro, ha presentato la Tarjeta de abastecimiento, la tessera per il rifornimento sicuro. Si perché, data la penuria di beni di prima necessità che da tempo c’è nel paese, i Venezuelani sono costretti a fare interminabili file nei supermercati e a vagare tra reparti e scaffali ormai vuoti. Trovare zucchero, latte, carta igienica, olio, pollo, ricambi per auto e macchinari elettronici è davvero una fatica. L’intero Sudamerica guarda con apprensione gli avvenimento venezuelani mentre a noi, in Europa, non ci interessa. Alla faccia della globalizzazione.

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