1758. la nostra terra.

Nel Tableau écnomique di Quesnay, venivano analizzati i vari settori economici, le loro interconnessioni e i rapporti fra le classi. Da questa e altre opere dell’autore francese, si sviluppa e prende vita un movimento, chiamato del “pensiero fisiocratico”. I suoi seguaci, contrapponendosi al mercantilismo allora dominante, affermano che la fonte della ricchezza sia solo la terra, unica realtà capace di creare un sovrappiù rispetto al capitale anticipato e consumato. I produttori agricoli dovevano dunque, secondo il pensiero fisiocratico, poter perseguire liberamente il proprio interesse, che avrebbe portato a un aumento della ricchezza generale e al benessere della comunità. Ripartire dalla terra, si potrebbe semplificare. La fisiocrazia chiede ai sovrani di creare le istituzioni necessarie a favorire lo sviluppo del settore primario e unificare le tasse sugli agricoltori in un’unica tassa sul reddito. Potremmo prendere spunto dalla fisiocrazia per ripartire, appunto, dalla terra. Non tanto da quella coltivata che ormai in pochi si ricordano, ma dalla terra come culla delle nostre origini. La terra che è la nostra terra, la terra dei nostri padri e dei nostri nonni. Quella terra che troppo spesso viene dimenticata e abbandonata a se stesse e che magari può darci la possibilità di esprimere tutto il nostro potenziale. Non dimentichiamoci mai da dove veniamo. La nostra terrà siamo noi.

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