Focus: Gestione delle Riunioni. Meeting Management.

Uno degli strumenti più efficaci, per promuovere all’interno di un gruppo di lavoro un clima di rispetto reciproco tra i vari membri, è quello della pianificazione delle riunioni.
Possono essere di due categorie: quelle formali dove lo scopo è di monitorare i ruoli ed il lavoro svolto, oppure quelle informali che sono destinate ad approfondire la conoscenza reciproca e quindi dar vita ad un clima amichevole tra i vari membri del gruppo.
Il problema che potrebbe sorgere è la nascita dei sottogruppi competitivi, che possono costituire una minaccia per la coesione del team.

Quindi affinché questo importante strumento di lavoro dia i massimi benefici possibili va adoperato con criterio, programmando la tempistica e le situazioni opportune dove si rende necessario l’intervento per la risoluzione di un problema: un suo utilizzo eccessivo può far nascere nei partecipanti la convinzione che si tratta di una perdita di tempo, vanificando pertanto la partecipazione attiva e di conseguenza la sua efficacia.

L’elemento centrale resta la definizione dell’obiettivo che si vuole perseguire, dal quale discenderà la pianificazione dei tempi di intervento e la definizione dei rispettivi ruoli tra i partecipanti.
Diventa di fondamentale importanza per rendere efficace al meglio la riunione, che il suo obbiettivo sia reso conoscibile da tutti in modo in inequivocabile.
La fase centrale è quella della discussione, dove è necessario che ogni membro del gruppo sia posto nelle condizioni di esprimere il suo pensiero in merito alla questione in esame, confrontandosi reciprocamente per fare emergere i differenti punti di vista nel tentativo di individuare una prospettiva condivisa, oltre che ad arricchire il patrimonio di conoscenze del gruppo.

Uno degli aspetti di maggiore importanza è quello creativo, quando si tratta di risolvere qualche problema oppure sorgono degli impedimenti al raggiungimento di un obiettivo.
Quindi diventa di fondamentale importanza che il gruppo riesca ad ordinare e mettere in relazione tutte le informazioni di cui dispone, allo scopo di analizzare nel modo ottimale la situazione, grazie al contributo delle diverse professionalità di cu si fanno portatrici i loro membri.
Le riunioni possono essere di vario tipo distinguendosi in base alla tematica di riferimento, che può essere quella di adottare una decisione oppure di svolgere attività di monitoraggio; anche l’elemento temporale ed organizzativo può fungere da criterio di classificazione e quindi abbiamo le riunioni ordinarie che vengono stabilite con largo anticipo e secondo una cadenza ciclica, oppure quelle straordinarie quando vi è la necessitò di gestire situazioni contingenti (ma è sempre opportuno un preavviso minimo di due ore circa).

Una soluzione che proviene dalla tecnologia è quella delle riunioni in videoconferenza, che si rivela di particolare utilità pratica nei casi in cui l’impresa è suddivisa in filiali con il notevole vantaggio di superare i limiti spazio-temporali: l’unico inconveniente è quello di sostenere i costi della struttura tecnologica e la risoluzione delle relative problematiche organizzative.

Ogni incontro è solitamente strutturato in base ad una precisa scaletta che prevede le seguenti fasi:

  • Individuazione dell’obiettivo;
  • Identificazione dei partecipanti;
  • Definizione dei tempi, della struttura e degli strumenti;
  • Redazione di un piano della riunione (chiamato anche scaletta o ordine del giorno);
  • Preparazione del materiale da distribuire;
  • Comunicazione di invito ai partecipanti.

La fase propositiva ,solitamente di competenza di un dirigente, un responsabile o un componente del gruppo, nasce col sorgere di una specifica esigenza che sarà poi il criterio guida per la successiva organizzazione e convocazione dei partecipanti, che verranno selezionati in base al ruolo svolto ed alla specifica professionalità.

Scelta strategica di fondamentale importanza è quello del luogo in cui svolgere la riunione, che deve essere rapportata al numero dei partecipanti e devono essere disponibili tutti i supporti e strumenti che si rendono necessari per il suo ottimale svolgimento, come le prese elettriche sufficienti per l’attacco di eventuali PC portatili, sedie ergonomiche ed il materiale indispensabile per i partecipanti quali penne, carta, materiale informativo ed altro.

Per consentire ai partecipanti di essere preparati sui temi oggetto della discussione è necessario inviare congiuntamente all’invito forniti la documentazione informativa onde consentire l’acquisizione con congruo anticipo di tutte le informazioni che aiutano a focalizzare meglio l’oggetto della riunione.
Inoltre deve essere prevista la presenza di alcune figure professionali come la segretaria o assistente, il coordinatore ed il segretario, che svolge il fondamentale compito di registrare lo svolgimento della riunione.

Il momento fondamentale resta quello della fase di sviluppo, dove ognuno dei partecipanti è autorizzato ad intervenire a seconda di un ordine prestabilito dal coordinatore e dal tipo di riunione, dove può essere data la presenza agli esperti del settore. Tale fase si suddivide ulteriormente in due diversi momenti e cioè quello dell’analisi delle tematiche in oggetto, denominata discussione e quello in cui si procede alla classificazione di tutte le possibili soluzioni ed alternative.

Infine abbiamo poi la fase conclusiva, gestita dal coordinatore, dove viene fatto il punto della situazione sulle decisioni prese dal gruppo della riunione normalmente è gestita dal coordinatore che fa il punto della situazione sulle decisioni prese dal gruppo: nella eventualità in cui vengono proposte più soluzioni si procederà mediante votazione.

riunione

English
One of the most effective tools to promote a climate of mutual respect among the members of a working group is meeting planning.
They can be of two categories: the formal ones where the purpose is to monitor the roles and the work done, or the informal ones that are intended to deepen mutual knowledge and thus create a friendly climate among the various members of the group.
The problem that may arise is the emergence of competitive subgroups, which can pose a threat to team cohesion.

So that this important work tool gives the maximum possible benefits, it must be used critically, by scheduling the timing and the appropriate situations where intervention is needed to resolve a problem: its excessive use can give participants the conviction that This is a waste of time, thus frustrating active participation and hence its effectiveness.
The central element remains the definition of the objective to be pursued, from which the scheduling of the intervention times and the definition of the respective roles among the participants will be deduced.

It becomes crucial to make the meeting better effective, and its goal is made unambiguously accessible to everyone.
The central phase is that of discussion, where each member of the group must be placed in a position to express his thoughts on the subject matter, confronting each other in order to bring out different points of view in an attempt to identify a shared perspective, As well as to enrich the wealth of knowledge of the group.
One of the most important aspects is the creative one when it comes to solving some problems or there are obstacles to achieving a goal.

Therefore, it becomes crucial that the group manages to order and relate all the information available to it in order to optimally analyze the situation, thanks to the contribution of the different professions that they carry their members.
Meetings can be of a different type based on the reference theme, which may be to take a decision or to carry out monitoring activities; The temporal and organizational element can also serve as a classification criterion and therefore we have ordinary meetings that are settled in advance and cyclically or extraordinary when it is necessary to handle contingent situations (but it is always advisable to have a notice At least two hours).

A solution coming from technology is videoconferencing, which is particularly useful in cases where the enterprise is subdivided into subsidiaries with the remarkable advantage of overcoming space-time constraints: the only drawback is to To support the costs of the technological structure and the resolution of related organizational issues.

Each encounter is usually structured according to a precise ladder that involves the following phases:

  • Finding the Goal;
  • Identification of participants;
  • Definition of times, structure and tools;
  • Drawing up a meeting plan (also called a ladder or agenda);
  • Preparation of the material to be distributed;
  • Call Invitation to Participants.

The propositional phase, usually of a manager, a manager or a component of the group, is born with the emergence of a specific requirement which will then be the guiding criterion for the subsequent organization and convocation of the participants, which will be selected according to the role played and To the specific professionalism.

A key strategic choice is the place where the meeting takes place, which must be related to the number of participants and all the media and tools that are needed for its optimal performance, such as sufficient electrical outlets, Attaching any portable PCs, ergonomic chairs and the essential material for participants such as pens, paper, information material and more.

In order to allow participants to be prepared on the subjects covered by the discussion, it is necessary to send the information document together with the invitation so that they can quickly obtain all the information that will help to better focus on the subject of the meeting.
In addition, some professional figures such as the secretary or assistant, the coordinator, and the secretary, must be provided, which performs the fundamental task of recording the meeting.

The fundamental moment is that of the development phase, where each participant is allowed to intervene according to a pre-determined order by the coordinator and the type of meeting, where the presence of the experts in the sector may be. This phase is further subdivided into two different moments, namely that of the analysis of the themes discussed, called discussion and the one in which all the possible solutions and alternatives are graded.

Finally we have the final phase, managed by the coordinator, where the point of the situation on the decisions taken by the meeting group is normally handled by the coordinator who makes the point of the situation on the decisions taken by the group: in the event that more solutions are proposed We will proceed by vote.

Napoli è la città più bella del mondo e vi spiego perché. Naples is the most beautiful city in the world and i’ll explain why.

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Ci sono cose che non si possono spiegare. Ci sono emozioni che non si possono descrivere completamente anche utilizzando tutto il vocabolario a nostra disposizione, perché sono emozioni che si provano solo in determinati momenti, in pochi luoghi, con poche persone. Napoli per me è quella emozione soggettiva inspiegabile che provo ogni volta che ci vengo, quando sto per venirci, prima di andarmene.

La prima volta che venni a Napoli ero ragazzino, mi ci portano i miei genitori. Poi ci tornai con la scuola. Poi qualche altra volta di passaggio prima di raggiungere qualche famosa meta turistica Campana. Infine, negli ultimi 8 anni, diverse volte l’anno, il mio lavoro mi ha portato in questa splendida città. Napoli è un’orgia di sapori, emozioni, colori, visioni, luoghi e persone. A Napoli non si capisce un cazzo, ma si vede tutto. A Napoli convivono insieme millenni di storia, le vedute tra le più spettacolari e il puzzo orrido del malaffare e della criminalità organizzata. Ad ogni angolo trovi un motivo per esaltarti e per scoraggiarti. Non c’è posto in questa città che non possa raccontarti qualcosa, che non possa farti sognare o scappare.

Una delle cose più belle di Napoli sono le sue colline, da qui si gode di una vista a 180 gradi sul golfo più bello del mondo, sul Vesuvio (il cocuzzolo più alto a destra) e sul monte somma (quello a sinistra). Guardando Napoli dall’altro, ad esempio nella prima foto scattata dalla Certosa di San Martino, sotto il Castel Sant’Elmo, si possono notare ancora i decumani Romani. Le strada che solcavano la vecchia Neapolis Romana e che oggi sono diventati gli assi viari, pedonali e non, del centro storico.

IMG_0128Attraversare “Spaccanapoli” o via dei Tribunali vuol dire immergersi nella storia di questa città e delle persone che la vivono. Le più disparate trappole per turisti affiancano le botteghe artigiane di una volta, dove ancora da un pezzo di legno o di gesso, un artigiano riesce a creare arte. San Gregorio Armeno, la strada dei presepi che attraverso piazza San Gaetano collega i decumani, è la massima rappresentazione dell’arte artigiana Napoletana.

Spostandoci verso il mare, verso il lungomare e Mergellina, in una bolgia di persone, macchine, colori e rumori incontriamo Posillipo con la sua collina. Uno dei posti più belli da dove poter ammirare il golfo di Napoli nella sua bellezza piena. Inerpicandoci per questi colli potremo scorgere alcune delle ville più belle di Napoli, strade lastricate di basalto lavico e scorci panoramici meravigliosi. Ad un certo un dubbio: scendere per Marechiaro, piccola spiaggetta nera rivolta verso il golfo di Napoli o proseguire verso Pozzuoli e ammirare lo spettacolo dell’isola di Nisida.

fullsizeoutput_1117In meno di 20 km troviamo una varietà di paesaggi unica al mondo. Ce n’è per tutti i gusti, anche per chi ama il cemento e i grattacieli a vetri. Basta raggiungere il Centro Direzionale alle spalle della Stazione Centrale e resterete letteralmente con gli occhi all’insù. Perché uno a Napoli si aspetta di passeggiare con la musica di Pino Daniele in sottofondo, mangiare la pizza ed assistere agli scippi sperando di non essere il malcapitato. Invece, facendo un giro al Centro Direzionale, troverete una grande quantità di persone incravattate e ben vestite che, al pari di qualunque altra grande città europea, muovono l’economia. Si perché Napoli è la terza realtà industriale italiana!

A Napoli c’è tutto per tutti. Basta volersi immergere in questa realtà, possibilmente senza stupidi pregiudizi, e si verrà completamente travolti da questa città e dai suoi abitanti. Persone uniche, nel bene e nel male, che vivono un posto unico, nel bene e nel male. Io, tutte queste emozioni contemporaneamente, riesco a provarle solo qui. Continua…

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English

There are things that can not be explained. There are emotions that can not be fully described by using the entire vocabulary at our disposal, because they are emotions that are only felt at certain times, in few places, with few people. Naples for me is that inexplicable subjective emotion that I experience whenever I come, when I’m coming, before I leave.

The first time I came to Naples I was a kid, my parents took me. Then I went back to school. Then some other time to pass before reaching some famous Campana tourist destination. Finally, in the last 8 years, several times a year, my work has led me to this beautiful city. Naples is an orgy of flavors, emotions, colors, visions, places and people. In Naples you do not understand nothing, but you see everything. In Naples, they coexist thousands of years of history, the most spectacular views and the horrible stench of malevolence and organized crime. At every corner you find a reason to exalt you and to discourage you. There is no place in this city that can tell you something that can not make you dream or get away.

One of the most beautiful things in Naples is its hills, from here you have a 180 degree view of the world’s most beautiful gulf, Mount Vesuvius (the highest cobblestone on the right) and summit summit (the one on the left). Looking at Naples on the other, for example in the first photo taken by the Certosa di San Martino, under the Castel Sant’Elmo, you can still see the Roman deaf people. The roads that span the old Neapolis Roman and today have become the streets, pedestrian and not, of the historical center.

fullsizeoutput_10feCrossing “Spaccanapoli” or “via dei Tribunali” means diving into the history of this city and the people who live there. The most varied traps for tourists side by side with the artisan workshops, where a piece of wood or chalk still works, an artisan manages to create art. San Gregorio Armeno, the cobblestone street that connects the Decumans through Piazza San Gaetano, is the highest representation of art nouveau Napoletana.

Moving to the sea, to the seafront and Mergellina, in a bunch of people, cars, colors and noises we meet Posillipo with its hill. One of the most beautiful places to admire the gulf of Naples in its full beauty. We are hoping for some of Naples’ most beautiful villas, cobbled streets of lavender basalt and marvelous panoramic views. To a certain doubt: get off at Marechiaro, a small black beach facing the Gulf of Naples or continue towards Pozzuoli and admire the spectacle of the island of Nisida.

fullsizeoutput_18d3In less than 20 km we find a variety of unique landscapes in the world. There is something for everyone, even for those who love concrete and glass skyscrapers. Just reach the Directional Center behind the Central Station and you will literally stay upside down. Because one in Naples expects to walk with the music of Pino Daniele in the background, eat pizza and waiting to be robbed hoping not to be the unfortunate. Instead, taking a turn to the Directional Center, you will find a large amount of dressed and well-dressed people who, like any other big European city, move the economy. Naples is the third Italian industrial reality!

Naples is all for everyone. You just want to immerse yourself in this reality, possibly without stupid prejudices, and you will be completely overwhelmed by this city and its inhabitants. Unique people, in good and evil, who live a unique place in good and evil. I, all these emotions at the same time, can only try them here. To be continued…

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Lavorare in gruppo: le basi. Team work: the basics.

La capacità di lavorare in gruppo
E’ definito “Team building” la modalità di costruzione di un gruppo di lavoro coeso. Si tratta di un processo di aggregazione che mira ad utilizzare al massimo le capacità personali, professionali e le competenze di ognuno in funzione del conseguimento degli obiettivi che il gruppo stesso si pone. Per fare un lavoro in gruppo non basta mettere insieme le persone necessarie.

In realtà, lavorare in gruppo significa superare i conflitti e la polarizzazione delle opinioni; significa mediare gli aspetti individuali con quelli relazionali e sociali e con gli obiettivi che il gruppo deve perseguire.
Il processo di trasformazione che porta un insieme di persone a diventare un team è alquanto complesso poiché lo scopo del team non è perseguire l’obiettivo di un singolo componente ma una soluzione valida e soddisfacente per tutti.

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Gli obiettivi del team building sono:

  • individuare nei collaboratori le motivazioni, competenze e qualità adatte al team;
  • costituire e condurre un gruppo;
  • collocare i singoli membri nel ruolo giusto.

I problemi pratici da affrontare per la sua attuazione sono:

  1. quando si può creare un team?
  2. in che modo si può formare un team?
  3. come strutturare l’organizzazione?
  4. come migliorare l’efficacia e l’efficienza del gruppo?

Per quanto concerne il primo punto c’è da osservare che per poter creare un buon team bisogna innanzitutto tener conto che le fasi di sviluppo di un gruppo sono diverse, anche se ricorrenti e specifiche.

Le fasi evolutive che un gruppo attraversa sono le seguenti:

  1. fase della relazione interpersonale – caratterizzata da difese individuali, problemi di decisione, spostamento di conflitti;
  2. fase del gruppo centrato sul leader – con la creazione di aggressività, silenzi, confusione di ruoli, dipendenza e controdipendenza;
  3. fase del gruppo centrato sul gruppo – caratterizzata da stati di equilibrio, fenomeni emotivi;
  4. fase della dinamica di gruppo vera e propria – con socializzazione del linguaggio, feed- back, accettazione delle differenze, formazione di sottogruppi.

Rispetto alla modalità necessaria per formare un team bisogna tener conto di elementi fondamentali come:

  • esplorare le motivazioni delle persone verso l’accettazione degli obiettivi organizzativi;
  • verificare l’omogeneizzazione delle aspettative personali dei membri verso obiettivi realizzabili e condivisi da tutti;
  • mediare fra gli aspetti affettivo-motivazionali e quelli tecnico-operativi interni al gruppo;
  • analizzare la coesione e l’autorità necessarie per la conduzione del gruppo.

La strutturazione dell’organizzazione del team presuppone:

  1. la chiarezza degli obiettivi e dei vincoli;
  2. l’armonizzazione delle diverse competenze e la definizione dei ruoli;
  3. la definizione dei tempi di lavoro e delle procedure per raggiungere gli obiettivi.

Infine, il miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza del team dipende dall’unità del gruppo e dal leader che lo dirige.

Le barriere alla collaborazione del gruppo:

  • L’opinione errata comune a molti dirigenti di possedere non soltanto le idee migliori, ma anche di doverle imporre;
  • 
La non disponibilità a rinunciare alle proprie proposte di soluzione a favore di altre;
  • Quando le cose vanno male, cercare a tutti i costi il colpevole anziché la soluzione del problema;
  • 
La non-disponibilità ad accogliere positivamente e a portare avanti le idee altrui.

Le tecniche di comunicazione 


Per la conduzione di un gruppo il facilitatore ha a disposizione numerose tecniche tra le quali scegliere quella più opportuna in rapporto all’obiettivo che si prefigge e alla situazione di gruppo.

Le tecniche più note per iniziare sono:

  1. l’autopresentazione;
  2. il questionario;
  3. la discussione;
  4. la tavola rotonda;
  5. il panel;
  6. il brain storming.

Poiché le tecniche vengono applicate nel corso delle riunioni, occorre innanzitutto distinguere tra:
–  riunione di informazione discendente – viene privilegiata l’informazione che è data dal facilitatore oppure da un esperto.
–  riunione di informazione ascendente – viene privilegiata l’informazione cha dal gruppo va al facilitatore. Si tratta delle riunioni di verifica oppure delle riunioni nelle quali il gruppo deve prendere delle decisioni. In questi casi, il facilitatore provvede ad assumere dati e informazioni dal gruppo e a sottoporle allo stesso per discuterle e approfondirle ai fini della valutazione e della decisione.

L’autopresentazione 

Quando si costituisce un gruppo e questo si riunisce per la prima volta la tecnica da adottare è quella dell’autopresentazione. Cioè il facilitatore presenta sé stesso, dà alcune indicazioni biografiche, accenna alle sue competenze, motiva la sua presenza, comunica gli scopi della riunione, quindi invita i membri – a giro di tavolo – a fare altrettanto. In genere nel giro di tavolo i membri “si adagiano” sul modello offerto dal facilitatore sia come sequenza sia come tempi; se qualcuno rompe, omettendo, aggiungendo, utilizzando tempi più lunghi, ecc. dimostra già di porsi nel gruppo in odo originale se non divergente.

L’autopresentazione serve anche ad evitare che nel gruppo i più estroversi prendano sempre la parola a danno degli introversi; il fatto che tutti, a giro di tavolo, prendano la parola crea un clima di eguaglianza che difficilmente in seguito sarà rotto. L’analisi dei linguaggi, se implicita, serve molto al facilitatore per sapere con chi ha a che fare, chi dovrà essere stimolato ad intervenire, chi invece stimolato a non intervenire.

Il questionario 

I lavori possono iniziare anche presentando al gruppo un brevissimo questionario in cui si chiede quale sia il loro livello di conoscenza su alcuni temi oggetto della riunione. Nel caso in cui si adotta questa tecnica è consigliabile, al fine di evitare possibili reazioni negative, conservare l’anonimato nelle risposte e lasciare la libertà di rispondere o meno. Questa tecnica, che costituisce un momento della informazione ascendente della riunione, consente al facilitatore una prima e rapida valutazione dei livelli di partenza del gruppo.

Al questionario potrà seguire la fase della informazione discendente. Sta all’abilità del facilitatore individuare quei due o tre membri che “sanno” di più ed utilizzarli come leaders di opinione, chiamarli ad esempio a precisare meglio i loro punti di vista, a corredare le loro informazioni con altre, a dare eventualmente indicazioni bibliografiche, ecc..

La discussione
Vediamo ora come animare una discussione nel caso in cui il facilitatore o l’esperto abbiano presentato una questione. L’animazione di una discussione, su una tematica oppure su proposte o istruzioni di lavoro, non è cosa facile. Infatti, non si tratta di dare semplicemente la parola a chi la chiede e poi procedere “così come va”. Sarebbe semplice qualora i membri fossero già esperti di una discussione di gruppo, capaci di stare dentro al tema, di non divagare, di non portare elementi di conflitto, ecc. Ma così non è!

Animare una discussione è un intervento formativo vero e proprio, che ha le sue modalità. In primo luogo il facilitatore deve presentare con molta chiarezza i termini della questione, comunicare cosa si vuole dalla discussione, il tempo che si ha a disposizione. Prende nota delle richieste di intervento, quindi dà la parola secondo l’ordine delle iscrizioni. E’ importante che con cenni del capo o delle mani il facilitatore esorti i prolissi ad essere più incisivi, i confusi ad essere più chiari. Egli sarà attento alle espressioni del volto o ai movimenti delle mani e del corpo dei partecipanti, per capire se un membro ha qualcosa da dire, ma non sa inserirsi nella discussione, e trovare il modo di farlo intervenire.

Se ad un certo punto della discussione si accorge che le posizioni e le proposte sono contrapposte al punto da rendere difficile una conclusione operativa, egli deve intervenire orientando ed eventualmente sollecitare la ricerca di soluzioni intermedie. Tutto ciò deve essere fatto con molta cura, per evitare di essere percepito come un direttivo oppure come un prevaricatore della volontà del gruppo.

Quando tutti o la maggioranza dei partecipanti sono intervenuti e la questione è stata trattata in tutti i suoi aspetti, il facilitatore avrà cura di riassumere brevemente ciò che è emerso, evitare il superfluo o il ripetitivo e presentare i nodi reali del problema.
Nel momento delle scelte finali è opportuno che il facilitatore eviti che si vada al voto, laddove è in grado di intravedere soluzioni che possano raccogliere l’unanimità o il massimo dei consensi: questo perché il gruppo abbia sempre la sensazione della compattezza.

Sarà bene andare al voto soltanto se si profilano proposte alternative. Nel corso della discussione possono verificarsi alcune situazioni, quali:
–  alcuni membri non hanno ben capito la questione;
–  altri ne hanno capito solo alcuni aspetti;
–  alcuni avanzano proposte abnormi;
–  altri stravolgono i punti di partenza oppure gli interventi altrui.
Quando i partecipanti intervengono in modo non corretto il facilitatore ha il dovere di vigilare che ciò non avvenga ed intervenire per correggere; in tal caso i suoi interventi saranno molto apprezzati dal gruppo e dagli stessi membri cui sono diretti, sempre che il facilitatore sia “accettato” dal gruppo.

Oltre a quella sopra illustrata, riferita al caso in cui il facilitatore o un esperto presentano una questione, vi sono altre modalità di discussione.
Infatti un argomento può essere presentato anche con la tecnica della tavola rotonda o del panel. Queste ultime modalità possono essere applicate molto opportunamente dalle cooperative, sia all’interno sia nei rapporti con il territorio.

TEAM-BUILDING

La tavola rotonda
Con la tavola rotonda facilitatore ed esperti stanno ad un tavolo, il facilitatore occupa la posizione centrale, ed il gruppo si trova di fronte possibilmente a semicerchio. Il facilitatore presenta la questione, motiva la presenza degli esperti, li presenta e ne presenta le competenze. Quindi dà loro a turno la parola, raccomandando il rispetto dei tempi. Alla fine del giro riassume brevemente, estrapola gli aspetti problematici e li porge all’attenzione ed alla discussione del gruppo; quindi coordina la discussione.

Il Panel
Come struttura il panel è molto simile alla tavola rotonda. In questa tecnica cambia radicalmente il ruolo del facilitatore che non si siede al centro del tavolo ma è in piedi in posizione laterale, in genere alla sinistra del gruppo. La diversa posizione del facilitatore è dovuta al fatto che nel panel è prevista una sua grande mobilità, in quanto chiamato a gestire in maniera forte i momenti critici di incomprensione tra esperti e gruppo, di difficoltà del gruppo a far domande.

Il facilitatore, soprattutto in questi momenti, occupa una posizione centrale tra eventuali esperti e gruppo e si rivolge frontalmente o verso gli uni o verso l’altro, dando le spalle ora al gruppo ora agli esperti. In questa situazione egli gioca un ruolo primario nell’andamento della discussione, a differenza della tavola rotonda dove si presenta solo come coordinatore dei lavori, con una personalità molto forte. Nella topologia del lavoro di gruppo le posizioni centrali sono sempre forti, soprattutto quando si volgono le spalle a qualcuno. Infatti, il facilitatore nel panel il facilitatore può anche assumere il ruolo di protagonista.

Questa tecnica è consigliabile sia quando il gruppo è molto numeroso sia quando le problematiche da affrontare sono abbastanza importanti, per cui è necessario prevedere momenti di forte direzione.

Il brain storming
Un’altra modalità di conduzione di una riunione o del lavoro di gruppo è la tecnica del brain storming; una tecnica gestibile ed altamente efficace sia dal punto di vista della socializzazione che da quello della produzione. Essa è particolarmente usata quando il gruppo deve trovare delle idee, formulare dei progetti, trovare delle soluzioni a problemi situazionali; ed è particolarmente interessante perché fa appello a tutte le possibilità di immaginazione, di divergenza, di creatività dei singoli individui e del gruppo.

Vediamo come il facilitatore può mettere in atto la tecnica del brain storming.
Egli riunisce il gruppo, espone il problema presentato in tutti i suoi aspetti, spiega perché è necessario trovarne una o più soluzioni, quindi invita il gruppo a lavorare, dando tutte le istruzioni del caso ed esprimendo alcune raccomandazioni di fondo.
Per un buon esito del brain storming il facilitatore deve avere chiare quali sono le regole del gioco e vigilare che ogni membro le osservi scrupolosamente.

Le regole sono le seguenti:

  1. occorre produrre il massimo di idee o soluzioni nel minor tempo, per cui nella fase iniziale conta più la quantità del prodotto che la qualità;
  2. ciascun membro è tenuto a dire, sul problema, tutto ciò che gli passa per la mente, anche ciò che possa apparire illogico ed assurdo;
  3. è rigorosamente vietata la critica; tutti debbono astenersi dal fare commenti;
    tutti sono impegnati ad ascoltare con estrema attenzione.

Se il gruppo è piccolo il facilitatore appunterà succintamente tutte le idee avanzate senza ometterne alcuna e farà rispettar le regole impartite.
Se il gruppo è numeroso, lo si può suddividere in sottogruppi, ciascuno con il suo facilitatore.

Un’altra modalità, più scientifica ma più elaborata come realizzazione, è la seguente: il gruppo si pone attorno ad un tavolo circolare o comunque si dispone in cerchio; al suo esterno alcuni osservatori fungono da segretari e prendono nota ciascuno delle idee di due o tre membri del gruppo. Per tutta l’operazione viene assegnato un tempo, in genere un’ora, comunque rapportato alla complessità del problema.

Conclusa la fase produttiva, ha inizio la fase critico-costruttiva. Il gruppo si riunisce dopo una pausa, oppure i sottogruppi si ricompongono nel gruppo.
Il facilitatore dà lettura di tutte le idee emerse e dà ancora un margine di tempo per qualche aggiunta, soprattutto s si è lavorato in sottogruppi. Quindi con l’aiuto dei segretari comincia ad ordinare tutte le idee su un cartellone o su una lavagna, cancellando le ripetizioni, le idee inutili o assurde.

Ha inizio un’operazione di pulizia e di messa a punto cui partecipa tutto il gruppo; in questa fase si punta alla qualità. Infine si classificano per categoria tutte le idee così rielaborate e si redige il testo finale che costituisce la risposta del gruppo al problema posto.

teambuilding
The ability to work in groups

Team building is defined as the way of building a cohesive working group. This is an aggregation process that seeks to maximize the personal, professional, and skills of each person in terms of achieving the goals the group itself sets itself up.
To do group work is not enough to put together the people you need. Actually, working together means overcoming conflicts and polarizing opinions; Means to mediate individual aspects with relational and social aspects and the goals the group must pursue.
The process of transforming a team of people to become a team is quite complex as the goal of the team is not pursuing the goal of a single component but a good and satisfying solution for everyone.

The team building objectives are:

  1. Identify the motivations, skills, and responsibilities of the collaborators
  2. Qualities suitable for the team; Constituting and leading a group;
  3. Place individual members in the right role.

The practical problems to be addressed for its implementation are:

  • When can you create a team?
  • How can a team be formed?
  • How to structure the organization?
  • How to improve the efficiency and efficiency of the group?

As for the first point, it should be noted that in order to be able to create a good team, one must first consider that the stages of development of a group are different, though recurring and specific.

The evolving phases that a group crosses are as follows:

  1. Phase of the interpersonal relationship – characterized by individual defenses, decision-making problems, displacement of conflicts;
  2. Stage group focused on the leader – with the creation of aggression, silence, confusion of roles, addiction and contradiction;
  3. Phase-grouped group stage – characterized by equilibrium states, emotional phenomena;
  4. Phase of real group dynamics – with language socialization, feedback, acceptance of differences, formation of subgroups.

In relation to the necessary way to form a team, it is important to take into account fundamental elements such as:

  • Explore the motivation of people towards acceptance of organizational goals;
  • To verify the homogenization of the members’ personal expectations towards achievable and shared goals;
  • Mediate between emotional-motivational and technical-operational aspects of the group;
  • To analyze the cohesion and authority required for conducting the group.

 

The organization organization of the team presupposes:

  1. Clarity of objectives and constraints;
  2. The harmonization of different competences and the definition of roles;
  3. The definition of working time and procedures to achieve the goals.

Finally, improving team effectiveness and efficiency depends on the group’s unity and the leader of the team.

The barriers to the collaboration of the group:

  • The wrong opinion common to many executives to possess not only the best ideas, but also to impose them;
  • The unwillingness to give up their own proposals for solutions to others;
  • When things go wrong, look for the culprit at all costs rather than solving the problem;
  • Unavailability to welcome positively and to carry forward the ideas of others.

The communication techniques
For the conduction of a group, the animator has several techniques available to choose the one that best suits it to the target and the group situation.

The best known techniques to start are:

  1. self-presentation;
  2. the questionnaire;
  3. the discussion;
  4. Round table;
  5. The panel;
  6. the brainstorming.

As techniques are applied during meetings, it is first necessary to distinguish between:
– descending information meeting – the information provided by the animator or by an expert is privileged.
– ascending information meeting – the information that the group goes to the animator is privileged. These are meeting audits or meetings where the group must make decisions. In these cases, the animator will collect data and information from the group and submit it to discuss and deepen them for evaluation and decision purposes.

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The self-presentation
When a group is formed and this meets for the first time the technique to be adopted is that of self-presentation. That is, the facilitator introduces himself, gives some biographical indications, points to his skills, motivates his presence, communicates the purpose of the meeting, then invites the members – on a round table – to do likewise.

Usually in the table round the members “sit” on the model offered by the facilitator both as a sequence and as times; If someone breaks, omitting, adding, using longer times, etc. Already proves to be in the group in original hood, if not divergent.

Self-serving also serves to prevent the most frustrated group from getting the word to the introvert; The fact that everyone in the table turns to the word creates a climate of equality that will hardly be broken later. The language analysis, if implicit, serves a lot to the facilitator to know who has to do, who should be stimulated to intervene, who instead stimulated not to intervene.

The questionnaire
Work can also begin by submitting to the group a very short questionnaire asking what their level of knowledge is about some of the themes discussed in the meeting. If this technique is used, it is advisable, in order to avoid possible negative reactions, to retain anonymity in the responses and leave the freedom to respond or not. This technique, which is a moment of uplifting information of the meeting, allows the facilitator to first and quickly evaluate the starting levels of the group.

The questionnaire will be able to follow the step of descending information. It is the facilitator’s ability to identify those two or three members who “know” more and use them as leaders of opinion, to call them, for example, to better define their points of view, to accompany their information with others, to give bibliographical indications , etc..

The discussion
Let’s now see how to animate a discussion in case the facilitator or expert has raised a question. Animating a discussion, topic or suggestions or work instructions is not easy. In fact, it is not just giving the word to those who ask for it and then proceeding “as it goes”. It would be easy if the members were already experts in a group discussion, able to be in the theme, not to divide, to not bring conflicting elements, etc. But that’s not it!

Animating a discussion is a formative training that has its own modes. First, the facilitator must clearly state the terms of the question, communicate what is desired by the discussion, the time available. He takes note of the requests for intervention, then gives the floor according to the order of the inscriptions. It is important that the facilitator exhorts the prolives to be more incisive, with confusions of the head or hands, confused to be clearer. He will be attentive to the expressions of the face or movements of the hands and body of the participants, to see if a member has something to say, but he can not get into the discussion, and find a way to make it happen.

If at some point in the discussion you realize that the positions and proposals are opposed to the point of making it difficult to reach an operational conclusion, he must intervene by orienting and eventually soliciting the search for intermediate solutions. All this has to be done with great care to avoid being perceived as a leader or as a pervert of the will of the group.

When all or most of the participants have intervened and the issue has been dealt with in all its aspects, the facilitator will have to briefly summarize what has emerged, avoid the superfluous or repetitive and present the real nodes of the problem. At the time of the final choices, the facilitator should avoid voting, where he is able to see solutions that can gather the unanimity or the utmost consents: this is because the group always has the feeling of compactness.

It will be good to go to the vote only if you make alternative proposals. During the discussion some situations may arise, such as:
– some members did not quite understand the question;
– others have understood only a few aspects;
– some are abnormal proposals;
others overturn the starting points or the actions of others.

When the participants intervene incorrectly, the facilitator has the duty to ensure that this does not happen and to intervene to correct; In this case his / her interventions will be highly appreciated by the group and the members to whom they are directed, provided that the facilitator is “accepted” by the group.

In addition to the above, referring to the case where the facilitator or expert poses a question, there are other modes of discussion.
Indeed, a topic can also be presented with the round table or panel technique. These last modalities can be applied very well by cooperatives, both inside and in the relations with the territory.

The round table
With the facilitator round table and experts stand at a table, the facilitator occupies the central position, and the group faces half a circle. The facilitator presents the question, motivates the presence of the experts, presents them and presents them with the skills. Then he gives them the word in turn, recommending respect for the times. At the end of the tour summarizes briefly, extracts the problematic aspects and brings them to the attention and discussion of the group; Then coordinates the discussion.

The Panel
As a structure the panel is very similar to the round table. In this technique radically changes the role of the facilitator who does not sit in the center of the table but is standing in a lateral position, usually at the left of the group. The different position of the facilitator is due to the fact that the panel is expected to have a great mobility, as it is called to handle the critical moments of misunderstanding between experts and group, which is difficult for the group to ask questions.

The facilitator, especially in these moments, occupies a central position between any expert and group, and faces either frontally or toward each other, leaving the group now to the experts. In this situation, he plays a primary role in the evolution of the discussion, unlike the round table where he presents himself only as a coordinator of the work, with a very strong personality. In topology of group work, central positions are always strong, especially when turning their backs on someone. Indeed, the facilitator in the panel facilitator can also take on the role of protagonist.

This technique is advisable both when the group is very large and when the issues to be addressed are quite important, so it is necessary to anticipate moments of strong direction.

The brainstorming
Another way of conducting a meeting or group work is the technique of brain storming; A manageable and highly effective technique both from the point of view of socialization and production. It is particularly used when the group needs to find ideas, formulate projects, find solutions to situational issues; And is particularly interesting because it calls upon all the possibilities of imagination, divergence, creativity of individual individuals and the group.

Let’s see how the facilitator can implement the brain storming technique.
He brings together the group, exposes the problem presented in all its aspects, explains why it is necessary to find one or more solutions, then invites the group to work, giving all the instructions and giving some background recommendations.
For a good result of brain storming, the facilitator must be clear about the rules of the game and ensure that each member is watching them scrupulously.

The rules are as follows:

  1. It is necessary to produce the maximum of ideas or solutions in the shortest time, so in the initial phase it is more than the quantity of the product and the quality;
  2. Each member is required to say, about the problem, all that passes through his mind, even what may seem illogical and absurd;
  3. Criticism is strictly forbidden; Everyone must abstain from making comments;
  4. Everyone is committed to listening with extreme care.

If the group is small, the facilitator will briefly sum up all the advanced ideas without omitting any and will respect the rules given.
If the group is large, it can be subdivided into subgroups, each with its facilitator.

Another mode, more scientific, but more elaborate as a realization, is the following: the group moves around a circular table, or else it has a circle; At the outside, some observers act as secretaries and note each of the ideas of two or three members of the group. For the whole operation, a time is usually given, usually an hour, however, related to the complexity of the problem.

Once the production phase has ended, the critical-constructive phase begins. The group meets after a break, or the subgroups rejoin the group.
The facilitator reads all the ideas that emerged and still gives some time for some additions, especially when it has worked in subgroups. Then with the help of secretaries he begins to sort all ideas on a billboard or on a blackboard, deleting repetitions, unnecessary or absurd ideas.

A cleansing and tuning operation begins with the whole group; At this stage, we aim at quality. Finally, all the ideas that have been reworked are categorized by category and the final text forms the group’s response to the problem.

Le 8 regole da seguire per consolidare le relazioni e il legame con il cliente. The 8 rules to follow to consolidate relationships and bond with the customer.

  1. Feeling interpersonale tra i soggetti coinvolti nella trattativa: l’ empatia è una componente fondamentale per instaurare una relazione durevole. Il legame emozionale non si instaura solo con il contatto umano tra forza vendita, management e clientela ma anche attraverso la comunicazione aziendale e le varie manifestazioni del brand/azienda. Di qui l’ importanza di conoscere a fondo il nostro consumatore per comunicare con lui in modo empatico, vicino al suo modo di essere e con un registro linguistico in linea con quello del nostro target.
  2. Comunicazione aziendale onesta e trasparente: un famoso detto dice “una verità sgradevole disturba per poco tempo, una bugia rovina un rapporto per sempre”. Questa massima vale nelle relazioni personali, come nel business. Ricordati sempre che si ottiene più stima ammettendo una verità un po’ scomoda, un disservizio, un punto di carenza del nostro prodotto, piuttosto che nascondere gli aspetti negativi. I punti di carenza non vanno naturalmente enfatizzati in una comunicazione di marketing, ma è importante essere sinceri con il cliente circa i limiti del nostro prodotto. Tenere fede alle promesse è un’ altro aspetto importantissimo, non promettiamo ciò che non possiamo realizzare. Qualsiasi venditore è stato almeno una volta tentato nel pronunciare la fatidica frase “si si lo possiamo fare, assolutamente si” pur sapendo che ciò non era la realtà. Questo comportamento è da evitare perché mina la relazione e rischia di far “vincere” una vendita, ma “perdere” importanti profitti nel medio lungo termine.
  3. Coerenza nel tempo: per mantenere alta la credibilità è necessario comunicare in modo coerente. La comunicazione deve essere allineata sia a livello corporate nei vari canali di comunicazione aziendali, sia tra diverse aree aziendali, sia nei contatti tra forza vendita e cliente.
  4. Allineamento di valori: la condivisione di valori aziendali, etici e professionali è una componente fondamentale per generare un’ impegno reciproco nella relazione. L’ impegno spinge i partner a cooperare al fine di preservare il rapporto. Quando si instaura uno sforzo reciproco il cliente è più propenso a rinunciare ad alternative a breve termine a favore di benefici più stabili ed a lungo termine.
  5. Attenzione alle esigenze del cliente ed alla sua case history specifica: La capacità di comprensione delle esigenze e preferenze individuali dà un grande valore aggiunto all’ impresa. Porsi in ottica di ascolto, con un reale desiderio di creare valore win-win e ponendo il cliente al centro di ogni processo di creazione di valore aziendale renderà i tuoi clienti realmente soddisfatti e fedeli. Ciò può essere ottenuto anche conoscendo i gusti del nostro target e personalizzando gli attributi dell’ offerta in modo che il cliente percepisca di essere trattato come un soggetto distinto e differenziato dalla massa.
  6. Servizio clienti di qualità: sappiamo tutti come customer service presente, attento e ben organizzato possa influire positivamente sulla percezione del cliente rispetto alla nostra azienda. Talvolta anche situazioni di lamentela o di disservizio possono diventare un punto a vantaggio dell’ azienda se gestite con rapidità, premura e con un’ interesse genuino alla soddisfazione del cliente.
  7. Continuità della relazione e dei modi di interazione Risulta importante mantenere una certa continuità nelle modalità di approccio al cliente. Il tuo interlocutore potrebbe infatti sentirsi disorientato nell’ interagire con troppi soggetti diversi all’ interno dell’ organizzazione e con modalità differenti.
  8. Velocità di intervento alle sue richieste: “il successo ama la velocità”, soprattutto nel nostro mondo odierno, frenetico, iperconnesso, dove la velocità di risposta, di azione divengono essenziali per il successo di qualsiasi attività imprenditoriale. Solo grazie ad una facile reperibilità dei dati, organizzazione aziendale e processi aziendali snelli è possibile dare alla clientela risposte veloci ed efficaci.

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  1. Interpersonal feelings among the subjects involved in the negotiations: Empathy is a key component in establishing a lasting relationship. The emotional bond does not only arise with human contact between sales force, management and clientele but also through corporate communication and various brand / business events. Hence the importance of knowing our consumer to communicate with him emphatically, close to his way of being and with a linguistic register in line with that of our target.
  2. Fair and Transparent Corporate Communication: A famous saying says “an unpleasant truth disturbs for a short time, a lie ruins a relationship forever”. This maxim applies to personal relationships, as in the business. Always remember that you get more esteem by admitting a somewhat uncomfortable truth, a disservice, a point of shortage of our product, rather than hiding the negative aspects. The shortage points do not of course emphasize in a marketing communication, but it is important to be honest with the customer about the limits of our product. Keeping faith in promises is another very important aspect, we do not promise what we can not accomplish. Any seller has at least been tempted to pronounce the fateful phrase “we can do it, absolutely” knowing that this was not the reality. This behavior is to be avoided because it undermines the relationship and is likely to “win” a sale, but “lose” important profits over the medium term.
  3. Consistency over time: to maintain high credibility, it is necessary to communicate coherently. Communication must be aligned both at corporate level in the various corporate communication channels, between different business areas, and in contacts between sales force and customer.
  4. Value Alignment: Sharing business, ethical, and professional values ​​is a key component to generating a mutual commitment in the relationship. Commitment encourages partners to cooperate in order to preserve the relationship. When establishing a mutual effort, the customer is more inclined to give up short term alternatives for more stable and long-term benefits.
  5. Beware of customer needs and specific case history: The ability to understand individual needs and preferences gives a great added value to the enterprise. Being listening, with a real desire to create win-win value and placing the customer at the heart of every business value creation process, will make your customers really happy and loyal. This can also be achieved by knowing the tastes of our target and customizing the attributes of the offer so that the customer perceives to be treated as a distinct and differentiated subject from the mass.
  6. Quality Customer Service: We all know how attentive and well-organized customer service can have a positive impact on the customer’s perception of our company. Sometimes even complaints or mischief situations can become a point for the company if you manage it quickly, with care and with a genuine interest in customer satisfaction.
  7. Continuity of the relationship and interaction modes: It is important to maintain some continuity in the approaches to the customer approach. Your interlocutor might feel disoriented in interacting with too many different subjects within the organization and in different ways.
  8. Speed ​​of intervention to your demands:Success loves speed“, especially in our current, fast-paced, hyper-connected world, where response speeds and action become essential to the success of any business activity. Only thanks to easy data availability, business organization and streamlined business processes can provide customers with fast and effective responses.

Parlare in pubblico: iniziamo! Public speaking: let’s start!


I migliori oratori danno l’impressione di improvvisare, ma in realtà si preparano tutto.  

The best speakers give the impression of improvising, but in fact they prepare everything. 

– John Fitzgerald Kennedy

Condurre una riunione, fare una presentazione per un cliente importante, motivare colleghi e collaboratori, insegnare…

Per comunicare in pubblico in modo efficace è molto importante saper:

  1. strutturare il messaggio in modo che sia accattivante, coinvolgente e motivante
  2. gestire il tuo stato emotivo così che tu possa sentirti sicuro e carismatico
  3. vincere le tue paure e trasformare le tue insicurezze in punti di forza

Hai mai provato a farlo?

Lead a meeting, make a presentation for an important customer, motivate colleagues and co-workers, teach…
To speak well in public is very important to know:

  1. Structuring the message so that it is captivating, engaging and motivating
  2. Manage your emotional state so that you can feel safe and charismatic
  3. Overcome your fears and transform your insecurities into strengths

Have you ever tried to do it?

Good News!

Dal 12 luglio all’aeroporto di Catania-Fontanarossa arriva il nuovo Enjoy Parking riservato a chi vuole usare il “car-sharing” sia all’andata sia al ritorno dei propri viaggi.

L’Enjoy Parking dell’aeroporto mette a disposizione 10 posti auto all’interno del parcheggio P2, a pochi metri dal terminal, per iniziare o terminare il noleggio alla tariffa di 4,50€ oltre il normale costo del tragitto.

Si può accedere al parcheggio tutti i giorni dalle 06.00 alle 24.00.

From July 12th to Catania-Fontanarossa airport comes the new Enjoy Parking reserved for those who want to use “car-sharing” to reach it.

The Enjoy Parking at the airport offers 10 parking spaces within P2 parking, just a few meters from the terminal, to start or end the hire price of € 4.50 over the normal cost of the trip.

Parking is available every day from 06.00 to 24.00.

Che ne pensi? What do you think about it?

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Due titoli, due giornali diversi, la stessa notizia. Per “la Sicilia” i manifestanti erano più di un milione. Per “la Repubblica”, invece, decine di migliaia. La notizia è la stessa: la grande manifestazione organizzata dal più grande partito turco di opposizione ad Erdogan. Si tratta della prima grande manifestazione dal colpo di stato dell’anno scorso.

Oltre la notizia, mi ha fatto riflettere la differente interpretazione che i due giornalisti hanno dato all’evento. Così come nel giornalismo, anche nella vita si possono avere due visioni diversi delle cose. Avere due visioni diverse non per forza vuol dire avere torto o essere costretti a scontrarsi. A volte basta confrontarsi senza necessariamente perdere il proprio punto di vista. Sforziamoci di trovare un punto in comune con gli altri, ci guadagneremo tutti in arricchimento personale. Il nostro carattere, il nostro pregresso, la nostra comunità e la nostra visione della vita influiscono in maniera importante sul modo che abbiamo di vedere le cose. Spesso ci condizionano a tal punto che non riusciamo a toglierci i prosciutti davanti agli occhi. Fare uno sforzo in questo senso, magari cercando fatti e prove sul merito può aiutarci ad ammorbidire le nostre posizioni facendoci riscoprire il piacere del confronto con un altro punto di vista. Magari anche più completo del nostro. Non chiudiamoci sempre in noi stessi. Proviamoci.

 

Two titles, two different newspapers, the same news. For “la Sicilia” the protesters were more than a million. For “la Repubblica” tens of thousands. The news is the same: the great event organized by Turkey’s largest opposition party against Erdogan. This is the first big event since last year’s golpe.

Besides the news, he made me reflect on the different interpretation the two journalists gave to the event. Just as in journalism, there can also be two different visions of things in life. Having two different visions does not necessarily mean being wrong or being forced to clash. Sometimes you need to confront without necessarily losing your point of view. Let us strive to find a common point with others, we will all gain personal enrichment. Our character, our past, our community, and our vision of life have an important influence on how we see things. They often condition us so much that we can not take the hams in front of our eyes. Make an effort in this regard, maybe looking for facts and evidence on merit can help us soften our positions by rediscovering the pleasure of comparing with another point of view. Maybe even more complete than ours. Do not always close ourselves. Let’s try.

È una bufala? Fake news?


Oggi sul web si trova di tutto. I social fungono da amplificatore di qualunque contenuto e la possibilità di imbattersi in notizie false è molto elevata. Proviamo a difenderci con questo semplice schema. 

Today, everything is on the web. Social network are an amplifier of any content and the chance to come across false news is very high. Let’s try to defend ourselves with this simple scheme.

5 cose da fare a NYC – 5 things to do in NYC

1 minuto per leggere – 1 min to read – English will follow

Senza fare troppe chiacchiere, chi non ha mai pensato di andare a New York alzi la mano. Perfetto, nessuno. Chi già c’è stato, chi invece ci andrà o ci vuole tornare ha una propria classifica delle 5 migliori cose da fare a NYC. Io vi dico le mie.

  1. Fare un giro in barca a vela o vaporetto nella baia di New York. Il paesaggio è cosi ricco di diversità che non farete in tempo a fotografare tutto.35594095675_2faa8f9f52_o
  2. Andare ad Ellis Island, che è stato il principale punto d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. Attualmente l’edificio ospita l’Ellis Island Immigration Museum che è visitabile utilizzando il medesimo biglietto e traghetto che consente l’accesso anche alla vicina Statua della Libertà.
  3. Salire sull’Empire State Building: la vista è pazzesca!
  4. Addentrarsi nel Bronx, tranquillo scoprirete la migliore cucina da strada della grande mela e nessuno vi ucciderà per vendere i vostri organi!35508518342_070e7fb530_o
  5. Una visita al 9/11 Memorial è suggestiva e toccante. Il memoriale si trova dove un tempo sorgevano le torri gemelle, di cui commemora le vittime dell’11 settembre 2001.

E per voi invece?

 

Without much talk, anyone who never thought about going to New York raised his hand. Perfect, no one. Who has already been there, who will go or want to go back has its own list of the top 5 things to do in NYC. I tell you my own.

  1. Take a sailboat or boat ride in New York Bay. The landscape is so rich in diversity that you will not take in time to photograph everything.35677401565_947c9c150c_o
  2. Go to Ellis Island, which was the main entry point for immigrants who landed in the United States. Currently the building houses the Ellis Island Immigration Museum which is accessible by using the same ticket and ferry that also allows access to the nearby Statue of Liberty.
  3. Get up on the Empire State Building: the view is crazy!34836636724_0312f8cc5b_o
  4. Going into the Bronx, you’ll find the best street food restaurant of big apple and no one will kill you to sell your organs!
  5. A visit to the 9/11 Memorial is striking and touching. The memorial is where the twin towers once stood, of which the victims of September 11, 2001 were commemorated.

And for you?